Archeologia e Arte

Etruschi e romani

La Maremma è prima di tutto terra di etruschi, un popolo di origini misteriose che visse tra Toscana e Lazio a partire dal IX secolo a.C. e a cui la tradizione collega l’origine di Roma.

Le principali testimonianze di questa civiltà sono legate alle necropoli, vere e proprie città dei morti: meritano una visita le tombe monumentali di Vetulonia (VII secolo a.C.), la necropoli di Populonia (VII-VI secolo a.C.) e le tombe scavate nel tufo di Sovana (III secolo a.C.).

Le città di Vetulonia e Populonia si svilupparono tra IX e VI secolo a.C., in funzione dell’attività estrattiva delle vicine colline metallifere, come testimoniano anche le ricche oreficerie conservate nei musei maremmani.

roselle_foro_romanoRoselle si affermò invece in un secondo momento, favorita dalla sua posizione geografica. Sorgeva infatti in prossimità di un grande lago salato, chiamato Prile, che in seguito si è trasformato nella pianura che oggi vediamo arrivare fino al mare, ed era un importante porto commerciale. Fu in seguito conquistata dai romani e a questa fase deve le sue costruzioni monumentali, le ville con i mosaici, l’anfiteatro, il foro e la basilica ornata delle statue conservate al museo di Grosseto.

Molti poi i resti di queste antiche civiltà disseminate nella campagna: le tombe etrusche di Poggio Pelliccia, i resti del santuario sulla collina di Talamonaccio, che domina dall’alto l’Argentario ed era ornato da un importante frontone ora conservato ad Orbetello, la villa schiavistica di Settefinestre con la sua imponente recinzione turrita, l’insediamento di Ghiaccioforte o le vie cave di Sovana.

È un viaggio suggestivo che attraversa il tempo e dove storia e natura si combinano in maniera straordinaria!

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Architettura medievale

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In epoca medievale la Maremma si popola di castelli, che sorgono sulla sommità delle alture, per meglio controllare il territorio ma soprattutto per sfuggire all’aria malsana della pianura che si sta trasformando in palude. Questi insediamenti ancora caratterizzano il nostro territorio, con paesi arroccati, spesso dominati dalla rovine di un castello. Famoso quello di Montemassi, rappresentato nell’affresco dipinto da Simone Martini intorno al 1330 nel Palazzo Pubblico di Siena per celebrare la conquista del castello da parte della repubblica di Siena. Altre volte i castelli sono stati abbandonati: a Sassoforte le rovine si innalzano ancora imponenti a testimoniare una grandezza perduta, mentre Rocca San Silvestro, a Campiglia Marittima, grazie ad un’attenta campagna di scavi e studi, offre percorsi didattici capaci di ricostruire la vita di un villaggio e l’attività delle sue miniere in epoca medievale.

Tra le città, Massa Marittima è quella che meglio ha conservato il suo aspetto originario, con la cattedrale che si affaccia di sghembo sulla piazza principale circondata da palazzetti pubblici, i tortuosi vicoli, le alte mura e la Torre del Candeliere che divide la città vecchia da quella nuova in alto.

abbazia_san_galganoMolte anche le abbazie che con i castelli si dividevano il controllo del territorio: accanto all’abbazia benedettina di Sant’Antimo, che nelle sue forme mostra l’influenza dell’architettura francese, o alla chiesa cistercense di San Galgano, dove il santo conficcò la spada nella roccia rinunciando a una vita di guerra e ricchezze, chiese e chiesette meno famose, spesso nascoste tra la vegetazione e raggiungibili solo percorrendo sentieri dimenticati.

cripta_giugnanoSui monti dell’Uccellina sorge l’abbazia di San Rabano, che ha un aspetto fortificato e nel Trecento appartenne all’ordine militare dei gerosolimitani; a Malavalle, alle spalle di Castiglione della Pescaia, sono i resti dell’eremo di San Guglielmo, il leggendario santo che nel XII secolo si ritirò a condurre vita eremitica in questo luogo impervio, dando vita all’ordine religioso dei guglielmiti; ai piedi di Roccastrada una cripta è quello che rimane del monastero benedettino di Giugnano, ricordato nei documenti fin dall’XI secolo. Accanto a una moderna casa colonica sorge un boschetto di lecci: addentratevi e scendete la scala a pioli… ed ecco, siete entrati nel Medioevo!

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Musei d’arte e architettura rinascimentale

Diversamente da quanto avvenne nel resto della Toscana, il Rinascimento non è stato un periodo felice per la Maremma. Dominata da Siena a partire dalla fine del Duecento e alla metà del Cinquecento da Firenze, la Maremma diventa solo un territorio da sfruttare, mentre l’istituzione della Dogana dei Paschi permette ai pastori di attraversarla in lungo e in largo, danneggiando l’agricoltura insieme al clima sempre più insalubre.

A ciò consegue che le testimonianze artistiche di questo periodo non sono di gran pregio, e comunque si legano alla produzione e agli artisti che lavorano a Siena e Firenze, senza mostrare caratteri autonomi.

Nelle chiese e nei musei della Maremma si conservano principalmente opere di artisti senesi: Duccio, Ambrogio Lorenzetti, Sassetta, Sano di Pietro, Jacopo della Quercia, Rutilio Manetti, Francesco Vanni.

Straordinaria eccezione il ciclo di terracotte robbiane attribuite al fiorentino Andrea della Robbia che decorano la chiesa delle Sante Flora e Lucilla a Santa Fiora prendendo la forma di pale d’altare, di pulpiti, tabernacoli e fonti battesimali. Molte anche le fortezze e le mura che circondano le città, a testimoniare un periodo di conflitti e guerre: ecco il perimetro esagonale delle mura di Grosseto, con la fortezza, e i tanti forti e torri costruiti lungo le coste. Particolarmente belle quelle della zona dell’Argentario, ceduta da Firenze alla Spagna che vi costituì lo stato dei Presidi.

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Arte contemporanea e giardini di scultura

Le bonifiche del granduca Leopoldo, a partire dalla fine del Settecento, migliorarono le condizione di vita in Maremma, presupposto fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura nell’Ottocento. Follonica nel frattempo diventava un importante centro siderurgico, attività di cui rimane traccia nell’architettura in ferro della chiesa di San Leopoldo e nelle testimonianze raccolte nel museo Magma.

In seguito l’architettura imita le forme del Medioevo, come nel palazzo della provincia di Grosseto di Lorenzo Porciatti o nel castello di Belagaio nei pressi di Torniella, per poi volgersi alle decorazioni floreali del liberty, presenti in tanti palazzi e villette del capoluogo grossetano.

A fine Novecento infine la Maremma si apre a esperienze artistiche di carattere internazionale, ad opera di grandi artisti stranieri che, attratti dalla bellezza del suo paesaggio, decidono di vivere qui e danno vita ad opere grandiose che dialogano con la natura.

giardino_tarocchi_niki_de_saint_phallePer prima la francese Niki de Saint Phalle nel 1980 dà vita nei pressi di Capalbio a una strana e colorata città immersa nella macchia mediterranea, con fontane, cortili, cappelle e la stessa abitazione dell’artista, tutta rivestita di specchi.

Decide di abitare in Maremma, negli stessi anni, anche il tedesco Paul Fuchs, autore di grandi sculture in ferro che si muovono al vento producendo sibili e suoni. Lo stesso artista accompagna il visitatore attraverso campi e boschetti, alla scoperta delle diverse opere, che spiega e fa vibrare.

Vicino a Seggiano vive invece lo svizzero Daniel Spoerri, ideatore di una grande giardino che raccoglie, accanto alle sue opere, anche quelle di altri artisti di fama internazionale.

Ancora la natura fa da protagonista, e la posizione e la forma delle sculture è studiata in sua funzione.

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