La Storia della Fattoria

Peruzzo fu acquistata dalla famiglia Marrucchi di Firenze nel 1873, in un periodo in cui molti fiorentini facevano investimenti in Maremma comprando terre gestite a latifondo per convertirle ad una agricoltura intensiva.

La Maremma era allora una terra povera ed abbandonata, un vero far west, vessata dalla malaria e dal brigantaggio e isolata rispetto alla Toscana “civilizzata”. Quando la fattoria fu comprata, si estendeva per 2400 ettari e la sede dell’azienda si trovava nel paese di Roccatederighi, con la casa padronale, la scuola, il frantoio e i magazzini. A Peruzzo c’erano solo alcune rimesse agricole e gli animali, con i lavoranti che se ne occupavano. 

La documentazione che si conserva nell’archivio di famiglia permette di ricostruire la storia successiva. 

Fu subito avviato un piano di ammodernamento e riforma, spostando la sede dell’azienda a Peruzzo, piantando olivi da qui fino al piano ed introducendo la mezzadria. Era questo un sistema di conduzione, utilizzato già dal Medioevo nel resto della Toscana ma fino a questo momento sconosciuto in Maremma, che prevedeva la divisione a metà dei raccolti tra il proprietario della terra e il contadino che vi risiedeva e la coltivava, partecipando così a pieno dei risultati del suo lavoro. Fu così che si iniziarono a costruire le tante case coloniche dove i contadini abitavano con la loro famiglia, le stesse che oggi accolgono gli ospiti dell’agriturismo.

trebbiaturaIn azienda vivevano allora in 28 poderi circa 200 persone che si dedicavano alla colture del grano, dell’olivo, della vite e del bestiame. C’era una scuola per i figli dei contadini, la fucina del fabbro e la falegnameria, la chiesetta di San Feriolo presso il borgo di Caminino e un dopolavoro aziendale a Peruzzo di Sotto dove la gente accorreva il sabato dai paesi vicini per ritrovarsi e ballare.

La casa padronale di Peruzzo fu ristrutturata e il nonno Luigi vi si trasferì a vivere con la giovane moglie Ada, ai cui racconti dobbiamo la memoria di quei tempi: l’emozione della prima volta che arrivò a Peruzzo, accolta dai falò che i contadini avevano acceso sulla collina per farle festa; l’incubatrice realizzata con l’ovatta per il bambino di un contadino nato prematuro; la colonna di polvere che si alzava dalla macchina del nonno quando tornava da Grosseto che, unica macchina nella zona, avvisava la cuoca che era tempo di buttare la pasta. 

Con la fine della seconda guerra mondiale tutto cambiò, con la crisi della mezzadria e l’esproprio delle zone pianeggianti nel periodo della riforma agraria. La conduzione dei terreni passò a salariati che preferivano vivere nei paesi vicini e le case furono abbandonate e lasciate andare in rovina, perché si pensava che non sarebbero più state abitate.

Ci si concentrò allora sull’attività agricola, creando un moderno centro suinicolo a Caminino, una piantagione di piante di abete rosso da vendere come alberi di Natale e una grande vigna a tendone, anticipando così la scoperta della Maremma come terra di grandi vini.

Nel 1998 infine è stata avviata l’attività agrituristica che oggi, accanto a oliveto e vigneto, è a pieno titolo parte delle attività della fattoria.