Un tempo, al periodo del taglio del bosco ceduo, che avveniva a rotazione degli appezzamenti ogni 7/10 anni, arrivavano in Maremma dal Mugello i carbonai con le loro famiglie che costruivano dei veri villaggi con capanne nel bosco vicino ai torrenti. Il carbone era infatti il combustibile per cucina più usato fino a quando nelle città apparve il gas e nelle campagne, dopo l’ultima guerra, le bombole del gas che hanno completamente soppiantato l’uso del carbone di legna. Il carbone veniva messo in grosse balle che venivano trasportate con i barrocci fino alle città dove poi veniva distribuito nelle botteghe dei carbonai che a Firenze si trovavano negli scantinati delle viuzze fra Piazza Santa Croce e Piazza San Firenze.
L’arte del carbonaio, perché tale deve essere considerata data la professionalità necessaria per costruire una carbonaia, è ormai patrimonio di pochi. Il carbonaio deve infatti accatastare in una piazzola la legna disposta in ordine verticale con un camino centrale e delle bocchette laterali per permettere che la circolazione dell’aria faciliti una lenta combustione della legna per formare il carbone. Una volta predisposta la legna viene coperta di terra e quindi si accende il fuoco attraverso il camino. La carbonaia deve poi essere controllata per tutto il tempo che brucia perché il fuoco si mantenga sempre in forma uniforme.
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Il carbone di legna appena spento e pronto per il trasporto.

I muli trasportono la legna nello spazio della carbonaia.
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