Passata la guerra l’azienda risentì della crisi della mezzadria, delle lotte sindacali e non ultima della riforma agraria che espropriò i terreni migliori della pianura distruggendo gli equilibri aziendali e riducendola essenzialmente a una azienda collinare e di montagna. Si verificarono allora grossissimi cambiamenti. La conduzione dei terreni passò tutta ad economia diretta condotta da alcuni salariati ed operai agricoli che preferivano però abitare con le famiglie nei paesi vicini; la case, quasi tutte disabitate, andarono gradualmente in rovina. La meccanizzazione incontrò notevoli difficoltà nella coltura del grano che fino allora era stata la principale attività dell’azienda: quasi tutti i terreni si trovavano in collina e il lavoro delle macchine procedeva con fatica all'interno di campi di piccole dimensioni, disseminati di olivi e viti e delimitati da grossi muri di sostegno. I filari di viti furono abbandonati o tagliati e fu ripresa la pastorizia con oltre 1.500 pecore gestite da due salariati. L’azienda gradualmente si spopolò in quanto non vi arrivava la corrente elettrica e l’acqua dell’acquedotto privato non era più sufficiente per le nuove necessità. Luigi Marrucchi, amareggiato anche dal fatto che la riforma agraria nel calcolo dei terreni da espropriare in Grosseto aveva sommato anche la superficie dell’ altra azienda di famiglia non ricadente in zona soggetta ad esproprio, e dal fatto che si era negato alla Tenuta di Peruzzo il riconoscimento di azienda modello, deluso nel vedere vanificare e distruggere il suo impegno di circa 30 anni di lavoro e di sacrifici, iniziò a dedicare tutte le sue energie e le sue capacità professionali all’altra azienda di famiglia, la FATTORIA DI STAFFOLI in Provincia di Pisa. Qui fra le altre creò un nucleo di selezione nazionale di bovini Bruno Alpini scegliendo e importando le madri con alte genealogie direttamente dalla Svizzera, vincendo vari premi alle mostre bovine di Verona e Cremona e vendendo le manze ed i tori, nati nell’azienda, ai più importanti allevamenti italiani.


Giulia Marrucchi e Gualtiero Armando Nunzi assistono alla trebbiatura del grano.

GESTIONE DEL CAV. DEL LAV. GUALTIERO ARMANDO NUNZI: DAL 1968 AL 1983
Alla morte di Luigi nel 1968 per far fronte alle necessità di denaro liquido per il pagamento delle tasse di successione, la famiglia fu costretta a vendere la FATTORIA DI STAFFOLI, al momento più commerciabile, affidando la gestione del Patrimonio al Cavaliere del Lavoro Gualtiero Armando Nunzi, marito di una delle sette sorelle di Luigi, proprietario di una grossa azienda agricola nel Chianti. Gualtiero con la moglie Giulia cercarono allora di rilanciare l’azienda: costruirono un moderno centro suinicolo con oltre mille capi, piantarono circa 40.000 piante di abete rosso da vendere come alberi di Natale e, abolita la pastorizia, rilanciarono l’olivicoltura. Nel 1973, precursore in Maremma, Gualtiero impiantò circa 27 ettari di vigna a tendone delle qualità sangiovese, trebbiano toscano e malvasia di candia, con produzioni che superavano i 6.000 quintali di uva annua. Nel 1974 riuscì a portare l’energia elettrica nei borghi di Peruzzo e di Caminino con l’intento di riportare alcune famiglie di dipendenti a vivere nell’azienda.


I 27 ettari della nuova vigna a tendone divisi in quadri di circa 1 ettaro ciascuno. A destra la vigna Luigi, a sinistra la vigna Gualtiero e la vigna Giulia.


Veduta aerea della vigna.

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