LA PIEVE DI CAMININO Dal Medioevo all'Ottocento Nel borgo di Caminino si trovavano i ruderi di una antica pieve dell’XI secolo che aveva avuto una posizione di grande rilievo fino al XIV secolo e che era intitolata a due santi, san Genziano e san Feriolo. L’eremita Luca del Teglia vi visse, in una fase successiva, fino al 1637. Della pieve di Caminino, citata in un privilegio del 1188, si parla già nel 1075, quando viene annoverata fra le donazioni del conte Ranieri, e risulta in seguito essere uno degli enti religiosi più ricchi della diocesi di Roselle negli elenchi decimari del 1275-1276. Importante pieve riformata, a favore dell’antichità della quale può deporre la stessa ubicazione, in stretto rapporto con la viabilità antica, la pieve di Caminino sembra aver dovuto contrastare fin dall’XI secolo la crescita economica e politica della vicina chiesa castellana di Montemassi. Quest’ultima, a distanza di un solo anno dalla donazione di Ranieri, era stata infatti beneficiata da Ildebrando Aldobrandeschi, potente feudatario della zona, ed era così entrata in possesso di un vasto patrimonio terriero che, oltre a frapporsi alla giurisdizione della pieve di Caminino nell’ambito della futura curia di Montemassi, si estendeva ai castelli vicini e alla stessa Grosseto.
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Planimetria della chiesa.
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Una colonna dell’interno.
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Un capitello.
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Il culto di san Feriolo, sviluppatosi probabilmente nel corso del XIII secolo, contribuì alla rinascita economica e religiosa della pieve di Caminino, che assunse alla fine del secolo l’intitolazione del santo che la leggenda vuole che qui sia stato ucciso, e contribuì alla spedizione in Terra Santa con una somma di gran lunga superiore a quella versata dalle altre pievi della diocesi. Dopo la morte di Luca del Teglia l’edificio, non più abitato e in stato di abbandono, andò lentamente in rovina tanto da essere privato della campana nel 1778 e interdetto nel 1786. Nel 1815 Nicodemo Tempesti di Roccatederighi ottenne il permesso di abbattere alcune strutture del convento per utilizzarne le pietre come materiale da costruzione. Nel 1846 infine lo stesso Nicodemo Tempesti, allora proprietario della Tenuta di Peruzzo, lo acquistò dal parroco di Montemassi per uso agricolo.
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